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Author Topic: Dark Ages e Requiem  (Read 301 times)
WolfloW88
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« Reply #15 on: Luglio 28, 2010, 16:36:26 »

Però... non è per scoraggiare... ma si spera che narratore e giocatori rispolverino un minimo un libro di Storia... se no si creano delle cose senza senso...

a meno che non ci si distacca dalla Storia e non si agisce marginalmente... prima di creare un universo parallelo all'interno di un gdr...
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Simon Belmont
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« Reply #16 on: Luglio 28, 2010, 23:56:28 »

Su questo non ci sono problemi, siamo molto pignoli!
Sai, la prima volta che giocai a Vampiri il narratore ci mandò ad esplorare un inquietante sotterraneo sotto la Tour Eiffel...al tempo di Luigi XIV...E quando lo guardammo stupiti e lui ci chiese "che c'è che non va" capii l'importanza della ricerca.
L'esattezza storica è importante in questo gioco, e forse più che le date e i luoghi sono importanti le usanze e i costumi, perché sono loro alla fine che ti creano l'ambientazione.
La coerenza storica ti fa immergere e affascinare anche solo muovendoti per questi mondi.
Su questo trovi d'accordo me e i giocatori.
Altrimenti non vi tartasserei le palle con questo post, mi prenderei un bel manuale di D&D e manderei tutto a quel paese.

Riguardo il crossover sto cercando di convincere i miei amici a non farlo (la mia idea originale era solo a base di Vampiri), eppure dai miei tentativi passati ho visto che se funzionano funzionano proprio in storie particolari come questa. Dal punto di vista psicologico viene fuori una cosa diversa, invece che approfondire i personaggi approfondisci le interazioni. E poi se discutono scatenano il finimondo, ma se diventano "amici" mettono su delle coppiette Vampiro-Mannaro che fanno paura (la piccola Taskforce "raccogli informazioni al pub" fatta da vampira sexy e mannaro armadio era uno spettacolo, lei li seduceva e lui li pestava nel vicolo...). Cavolate a parte possono essere divertenti.

Quote
Un gioco simile sarebbe certo fattibile. Basterebbe fare in modo che l'antagonista al gruppo non fossero vampiri ma altro (come gli umani), grazie al quale essi si relazionano scoprendo la loro natura per differenza. Comunque il mio consiglio è di provare una via di mezzo: i vampiri magari non sono molti e ai PG, come al loro padrone, non è dato sapere se ce ne sono altri, ma in realtà ve ne si trovano..
Potresti puntare la tua cronaca su una sorta di esplorazione del mondo con i nuovi occhi da vampiro. Non solo mettendoli di fronte alle cose che normalmente sono considerate ovvie (la sete, la paura del fuoco e del sole, l'immortalità, i poteri sovrannaturali, il lato oscuro della loro anima, la Bestia, ecc...) trattandole come vere e proprie sfide (almeno per le prime sedute), ma anche portandoli a dover esplorare la realtà del mondo che li circonda alla ricerca di una qualche risposta. Oltre, ovviamente, ai compiti che il loro signore gli assegna...
E loro esplorando, magari scoprono l'esistenza di altri vampiri e, come accadeva in intervista col vampiro, dovranno imparare a scoprire chi sono e cosa sono realmente. Sono come loro? Sono creature di cui ci si può fidare oppure sono nemici? Hanno qualche risposta in più sulla loro natura e sulla storia della loro stirpe? QUali sono i loro scopi? Ecc..

E magari potresti tessere una serie d'intrighi incentrati che coinvolgano il vampiro signore, i vampiri appena conosciuti e la comunità locale.

C'hai dato in pieno! Mi hai letto nel pensiero, compresa la citazione di Intervista col Vampiro, che è come ho spiegato ai miei amici una storia "con meno vampiri".
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Dairon
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Neokymateuthis Daironi

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« Reply #17 on: Luglio 29, 2010, 05:09:24 »

Quote
Sai, la prima volta che giocai a Vampiri il narratore ci mandò ad esplorare un inquietante sotterraneo sotto la Tour Eiffel...al tempo di Luigi XIV...E quando lo guardammo stupiti e lui ci chiese "che c'è che non va" capii l'importanza della ricerca.

Beh, se questa fosse la pignoleria dovuta...  Grin
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Hayao Miyazaki - Nausicaä della Valle del Vento
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« Reply #18 on: Luglio 29, 2010, 12:25:07 »

Sai, la prima volta che giocai a Vampiri il narratore ci mandò ad esplorare un inquietante sotterraneo sotto la Tour Eiffel...al tempo di Luigi XIV...E quando lo guardammo stupiti e lui ci chiese "che c'è che non va" capii l'importanza della ricerca.

Hehe... Grin
Beh, effettivamente la cosa non torna proprio...  Grin



L'esattezza storica è importante in questo gioco, e forse più che le date e i luoghi sono importanti le usanze e i costumi, perché sono loro alla fine che ti creano l'ambientazione.
La coerenza storica ti fa immergere e affascinare anche solo muovendoti per questi mondi.
Su questo trovi d'accordo me e i giocatori.
Altrimenti non vi tartasserei le palle con questo post, mi prenderei un bel manuale di D&D e manderei tutto a quel paese.

Beh, è importante fino a un certo punto. Dipende molto dagli scopi e dalle necessità del gioco.
magari si vuole creare uno scenario basato su un reale contesto storico (e lì più i dettagli sono peretti, meglio è), oppure si vuole ambientare il gioco in uno scenario qualsiasi di un dato periodo. In quest'ultimo caso l'affidabilità storica può fermarsi alla definizione delle caratteristiche importanti e basilari del tempo e, al massimo, la presentazione di un contesto di fondo basato sul reale (esempio: siete durante la peste nera? basta descriver ein generale come la gente viveva il fatto, senza dover specificare esattamente dove colpì, quando e come). Uno scenario fittizzo reso credibile è una soluzione plausibile, se il gioco non deve basarsi su degli specifici avvenimenti storico.

Non so se hai presente la Kingsbridge dei Pilastri della Terra. Si tratta di un ottimo esempio di scenario fittizio contestualizzato, anche se in questo caso si tratta di uno scenario complesso.

Certamente su certe puntigliosità non si può transigere. ^ ^
Se si vuole giocare nel medioevo bisogna almeno almeno conoscerne le caratteristiche basilari e non introdurre cose improbabili per quella realtà.

Riguardo il crossover sto cercando di convincere i miei amici a non farlo (la mia idea originale era solo a base di Vampiri), eppure dai miei tentativi passati ho visto che se funzionano funzionano proprio in storie particolari come questa. Dal punto di vista psicologico viene fuori una cosa diversa, invece che approfondire i personaggi approfondisci le interazioni. E poi se discutono scatenano il finimondo, ma se diventano "amici" mettono su delle coppiette Vampiro-Mannaro che fanno paura (la piccola Taskforce "raccogli informazioni al pub" fatta da vampira sexy e mannaro armadio era uno spettacolo, lei li seduceva e lui li pestava nel vicolo...). Cavolate a parte possono essere divertenti.

Sì, vero. Può essere un'idea divretente.
Ma dipende molto dagli scopi della Cronaca. Devi prima di tutto vedere cosa è meglio fare per il gruppo. Se la maggioranza vuole fare il Crossover, allora significherà che dovrai adattare la Cronaca stessa per adattarla alla scelta dei giocatori...



C'hai dato in pieno! Mi hai letto nel pensiero, compresa la citazione di Intervista col Vampiro, che è come ho spiegato ai miei amici una storia "con meno vampiri".

^ ^

beh, non a caso intervista col vampiro ha ispirato la creazione del Gdr vampiri. E anche a me ha sempre ispirato l'idea di provare qualcosa di simile. Giocare a una cronaca dove si smette di dare per scontato alcune verità del mondo dei vampiri e si punta a una sua nuova esplorazione. Diventa un modo per vedere con occhi diversi sul serio cose semplici, come le esigenze fondamentali della natura vampirica...
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Simon Belmont
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« Reply #19 on: Luglio 30, 2010, 08:53:59 »

Ora l'ultima (spero) questione.
Secondo voi che rapporto dovrei tenere fra vampiri e umani?
Essendo Requiem e non Secoli Bui, non dovrebbe esserci quella situazione di strapotere dei Vampiri, sia perché abbiamo la Masquerade, sia perché,  in un'ottica realistica,  se cominciano a trasformarsi in pipistrello in mezzo alla piazza tempo due sessioni si trovano la folla con fiaccole e forconi davanti al castello...
Tuttavia siamo nel medioevo in una cittadina di campagna, quindi folklore e xenofobia dovrebbero andare di pari passo, no? Magari la gente sa qualcosa ma fa finta di niente. Tutti si tengono alla larga dal castello, sanno che lì c'è "il demonio" ma sanno anche che se loro non danno noia a lui a sua volta lui non darà noia a loro.
In teoria i miei dovrebbero aggirarsi tranquilli per il paese, certo, guardati con la solita diffidenza che c'è verso uno straniero, ma a meno che non si mettano a succhiare sangue in pubblico non dovrebbero esserci problemi.
Se qualcuno volesse ritagliarsi una piccola parte di dominio magari potrebbe anche farsi una fama, tipo "il vampiro che infesta la palude", ma è una leggenda, nessuno penserebbe che si tratta proprio del tipo che ti passa accanto per la strada.
Magari il Signore vampiro ha pure qualche aggancio per tenerseli buoni (un membro del consiglio ghoul, o forse il parroco...) oltre al gregge ovviamente.
Vi sembra un quadro possibile?
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Dairon
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Neokymateuthis Daironi

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« Reply #20 on: Luglio 30, 2010, 10:30:49 »

Un conto sono i contadinetti cui i tuoi rappresentanti della classe d'elite (castello etc.) possono anche catafottersi in buona misura, anche se considerato l'isolamento io starei attento a far girare TANTE brutte storie per evitare lo spopolamento (piuttosto grave per dei parassiti stanziali di sangue umano in una zona isolata). Una rivolta puramente contadina non credo sia granché plausibile.
Un conto ben più grave sarebbe destare sospetti nelle classi elevate-medie (dico "medie" sostanzialmente dicendo "chi poteva diventare un armato"). Tipo un monaco di passaggio sente che ci sono stregoni nel castello: non ci crede magari ma effettivamente i nostri non si fanno vedere di giorno. Il barone vicino sente l'informazione e ne approfitta per una amichevole visita di vicinato con un po' di armati e un paio di amici del duca che non si sa mai, se c'è qualcosa di strano le accuse fioccano, e mio caro lo so che sono tutte scemenze ma pensate al re che ci perde la faccia se arrivano queste dicerie, e ma lasciate che mi prenda la torre del castello e amministri io un po' le cose così da evitare storie... non vorrete mica evitare di collaborare?
Come nota, è interessante come il vampirismo -peraltro notevolmente diverso dai vampiri di MDT- sia una concezione d'epoca moderna e posteriore. Dovrebbero temere di sembrar praticare la magia più che di sentirsi dire alle spalle che dormono in una tomba.

In ogni caso, non esagerare la xenofobia, valle isolata che sia. Vedere uno straniero è più che concepibile all'epoca, per quanto la maggioranza relativa della gente fosse verosimilmente servi della gleba. Poveracci senza sussistenza sono sciamati per tutte le epoche delle civiltà; le chiese univano un territorio corrispondente alla parte più popolata dell'Europa senza soluzione culturale di continuità (ed esse formavano il pensiero di chi poteva appena pensare, il resto tra cristiani erano dettagli), e nessun signore feudale in ogni caso viveva in un vuoto. Gli uomini liberi (non solo mercanti, ma costruttori e membri di gilde di vario genere) viaggiavano per lavoro eccome.
Per quanto gli spostamenti fossero statisticamente pochi rispetto diciamo ad un reale impero centralizzato, erano normali.
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Hayao Miyazaki - Nausicaä della Valle del Vento
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« Reply #21 on: Luglio 30, 2010, 11:36:41 »

In ogni caso, non esagerare la xenofobia, valle isolata che sia. Vedere uno straniero è più che concepibile all'epoca, per quanto la maggioranza relativa della gente fosse verosimilmente servi della gleba. Poveracci senza sussistenza sono sciamati per tutte le epoche delle civiltà; le chiese univano un territorio corrispondente alla parte più popolata dell'Europa senza soluzione culturale di continuità (ed esse formavano il pensiero di chi poteva appena pensare, il resto tra cristiani erano dettagli), e nessun signore feudale in ogni caso viveva in un vuoto. Gli uomini liberi (non solo mercanti, ma costruttori e membri di gilde di vario genere) viaggiavano per lavoro eccome.
Per quanto gli spostamenti fossero statisticamente pochi rispetto diciamo ad un reale impero centralizzato, erano normali.

Concordo sul non esagerare, ma non è esattamente vero che il fatto che fosse facile vedere viaggiatori rrendesse concepibile l'idea dello straniero.
Nel medioevo non c'era necessariamente paura dello straniero.... Ma c'era sicuramente fastidio, sfiducia. Lo straniero, a meno che non fosse un appartenente a una casta importante, doveva prima di tutto entrare a far parte dela casta dei paria. Dopo un po' di tempo di esame, se era giudicato affidabile, poteva crearsi una buona reputazione.
Ma lo straniero in sè all'inizio era guardato male.

Teniamo presente che i più grandi viaggiatori nel medioevo erano i cavalieri e gli appartenenti al clero.
Spesso un cavaliere era una persona impotrante che nessuno osava sfidare e, se c'erano sfide, mdi solito erano fra cavalieri. Inoltre, di norma l'aristrocrazia puntava sull'accoglienza dell'aristocrazia locale per vitto e alloggio di transizione, dove si contava sul rispetto di un certo codice etico.
I chierici, ancora più che i cavalieri, avevano una vita di viaggio resa molto facile dal loro ruolo. Si trattava di coloro che più di tutti si avvicinavano al concetto di viaggiatore moderno. Erano forse gli unici a poter viaggiare spesso, anche solo per piacere (se ricoprivano un ruolo che glielo permetteva) e con una moderata tranquillità.
Quasi nessuno osava minacciare un religioso e, a meno che di un pregiudizio specifico per motivi plausibili, nessuno aveva di che temere da un chierico. Considerando che, poi, essi soggiornavano spesso fra i propri confratelli, non pesavano mai direttamente sulla vita dei popolani del luogo (ma solo indirettamente, attraverso le spese per il loro vitto). Anzi, spesso la gente del luogo poteva ottenere qualcosa dal chierico, facebo leva sulla carità cristiana e sui voti dei vari ordini.

Tutt'altro discorso valeva per tutti gli altri. Contadini, artigiani, mercanti, mendicanti, donne, uomini, bambini, vecchi... A meno che non avesse un nome conosciuto da lontano o appartenesse ad un'associazione reputata sicura, lo straniero appariva come una potenziale minaccia.
Questo non significa che la gente trattava male immediatamente chiunque fosse nuovo del luogo. Semplicemente lo tenevano d'occhio, controillavano ogni sua mossa, lo esaminavano per vedere se ci si poteva fidare o se era un pericolo.

Nel medioevo era normale vedere viaggiatori, ma non era considerato normale viaggiare (almeno fino al 1000, sicuro...poi il viaggio divenne un concetto più comune, ma ugualmente visto come non positivo.... di solito si viaggiava per cose poco buone - da una penitenza per un peccato commesso, per andare in guerra, per fuggire da qualcosa, per carestia o mancanza di lavoro - e il viaggio di suo rappresentava il pericolo, vista l'alta mortalità che lo riguardava ai tempi).
Si viaggiava solo in caso di estrema necessità, di solito, mentre rimanere nel proprio territorio, nella propria casa, con le proprie cose e i propri familiari, era associato alla sicurezza.
Lo straniero era, invece, colui che poteva essere una potenziale minaccia a quella sicurezza. Poteva essere un brigante, un criminale ricercato, un appestato, un peccatore o una creatura del diavolo, un uomo di malafede, una spia di un territorio nemico, ecc....

Come dice Darion, non tratteggiare il luogo come un posto abitato da gente pronta a massacrare chiunque sia nuovo. Ma certamente descrivi una popolazione che, ancoa di più se vive un periodo di difficoltà, si senta molto insicura di chi non conosce.

Il rapporto fra uomini e vampiri, direi che puoi gestirlo normalmente. Ti consiglierei di fare in modo che i popolani non sappiano dell'esistenza dei vampiri e che non reputino esistano minacce sovrannaturali potenziali legate ai vampiri. Se devono esserci dicerie, meglio se siano quelle che nascono dopo le gesta dei tuoi PG. Se ci sono dicerie su altro, bene. Ma per l'inizio del gioco non creare già ostacoli che possano facilmente far degenerare il gioco appena iniziato.
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Dairon
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Neokymateuthis Daironi

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« Reply #22 on: Luglio 30, 2010, 12:30:13 »

Quote
Ma c'era sicuramente fastidio, sfiducia. Lo straniero, a meno che non fosse un appartenente a una casta importante, doveva prima di tutto entrare a far parte dela casta dei paria

Sciocchezze. Bastano testi di divulgazione generalistici per confermare che la mobilità diffusa del medioevo (già nell'alto medioevo) era tranquillamente su scala di distanze ampie -un fenomeno politicamente desiderato- e soprattutto convogliava spesso lavoratori specializzati, quindi riguardava fasce di classe media economicamente vitali, lungi dall'essere nullatenenti.

Altresì non è vero che le migrazioni venissero svolte solo in caso di estrema necessità, vedi le migrazioni per ragioni religiose.
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Hayao Miyazaki - Nausicaä della Valle del Vento
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« Reply #23 on: Luglio 30, 2010, 13:15:28 »

Ok, messaggio ricevuto!
Comunque riguardo a clero e aristocrazia non era quello a preoccuparmi. Forse a quel livello si dovrebbe tornare alle classiche meccaniche di MDT (solita politica di intrighi e leccacXXo...).
Quel che mi dava grattacapi erano i "villici". Insomma, guardiamo Dracula, ok, la gente sa che c'è qualcosa di terribile in quel castello (più di quanto volessi mai far sapere ai miei paesani, io parlavo sempre di "dicerie da mercato") ma all'occorrenza lui è in grado di accogliere in casa qualcuno e salvare le apparenze.
Mettiamo che le dicerie nel mio gioco (anche a causa di qualche cavolata fatta dai giocatori) attirino lo sguardo del vescovo del feudo vicino e che lui decida di far visita al mio Signore. Sicuramente, come dicevate voi, lui cercherebbe segni del diavolo, invece troverebbe un normalissimo nobile, forse con qualche abitudine stravagante, ma niente di più. E magari potrebbe anche arrivare alla conclusione che forse più che succhiare sangue tiene semplicemente le tasse alte, o forse amministra la legge in modo severo (come con Vlad Tepes, da guerriero sanguinario a vampiro il passo è breve).
Insomma, un vampiro aristocratico (specialmente se è un Ventrue o un Daeva) se è abbastanza furbo secondo me non ha problemi a tenere a bada le voci. Certo, sempre se si tratta di voci e non accuse dirette.
Mi sembra che ne parlasse anche il manuale, ma non è assurdo credere che i Vampiri stessi si facciano forti delle dicerie. IPù la gente le spara grosse più allontani lo sguardo dalla realtà effettiva.
Comunque se mi pongo la questione è proprio per evitare quello che secondo me è una pecca di Secoli Bui, la mancanza della Masquerade.
Secondo me la Masquerade è una cosa necessaria, e ci arriverebbe chiunque finisse nei panni di un Vampiro o simile.

Per quanto riguarda la Xenofobia e gli stranieri il problema riguarderebbe solo in parte i Vampiri visto che vorrei ambientarlo intorno al 1000 (o vicino alle crociate).
Fra cavalieri erranti e pellegrini sarebbero in molti gli stranieri di passaggio (cose che mi aiuterebbe anche in una facile introduzione di PNG...) quindi anche se i villici li guardano con sospetto non era mia intenzione fargli piantare un forcone nello stomaco al primo viso nuovo che vedono...
Quindi voci e xenofobia ok. Ma tutto abbastanza soft (almeno all'inizio, poi dipende dalla piega che prende la situazione)
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« Reply #24 on: Luglio 30, 2010, 14:02:10 »

Dato che ormai le vacanze si approssimano, ti consiglio una lettura (certo un po' impegnativa per la "mole") ma molto interessante per darti uno scorcio della vitalità del Medioevo e, per altro, estremamente affascinante. Trattasi di un romanzo storico molto noto, ovvero i Pilastri della Terra di Ken Follett che trovi tranquillamente in edizione economica della mondadori. Il libro prende avvio dal 1123 e poi avanza negli anni, seguendo la vicenda dello sviluppo del gotico in inghilterra (ma non solo) ed oltre ad essere assai intigante (intrighi, drammi personali e "nazionali", ecc, ecc) e di piacevolissima (e leggera) lettura, da moltissimi spunti sulla vita all'epoca, sulle funzioni delle diverse categorie di lavoratori e sui lavori in sé. Soprattutto ha il pregio di rendere "vivo" e non statico questo periodo storico dando voce a chi lo abitava. Certamente, non è un manuale di storia...ma alla fine anche tu ed i tuoi amici state per mettere in "scena" una fiction, no?  Wink
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« Reply #25 on: Luglio 30, 2010, 15:06:26 »

Quote
Ma c'era sicuramente fastidio, sfiducia. Lo straniero, a meno che non fosse un appartenente a una casta importante, doveva prima di tutto entrare a far parte dela casta dei paria

Sciocchezze. Bastano testi di divulgazione generalistici per confermare che la mobilità diffusa del medioevo (già nell'alto medioevo) era tranquillamente su scala di distanze ampie -un fenomeno politicamente desiderato- e soprattutto convogliava spesso lavoratori specializzati, quindi riguardava fasce di classe media economicamente vitali, lungi dall'essere nullatenenti.

Altresì non è vero che le migrazioni venissero svolte solo in caso di estrema necessità, vedi le migrazioni per ragioni religiose.

Un conto sono le manifestazioni pubbliche di "massa" (fiere, tornei, mercati, ecc..), anche se pure lì accadeva di tutto, dalle ruberie, alle risse, alle truffe.... Manifestazioni che producevano molti spostamenti considerati leciti e il contato con molti sconosciuti. ma di solito tali manifestazioni avvenivano in luoghi considerati sicuri e controllati, con la presenza di soldati e mezzi di controllo delle masse (tipo le città).
Un altro sono gl'insediamenti in un territorio, in particolare se piccolo e isolato, di stranieri, soprattutto se di ceto basso e con qualche caratteristica sinistra (malato, sfregiato, storpio, con addosso il segno di qualche pena per un crimine, appartenente a un ceto dalla sinistra reputazione - ebrei, saraceni, usurai, becchini, boia, ecc.. -, con un atteggiamento o comportamento strano, ecc...).
Il viaggio nel medioevo era considerato un avvenimento particolare, un'occasione di necessità o il festeggiamento di un'occasione (vedere le giostre, andare al mercato o alla fiera della regione, vedere un rito o un evento inusuale, ecc.).

Gli unici che viaggiavano tanto quanto chierici e cavalieri erano i mercanti.
Ma non beneficiavano allo stesso modo della protezione del loro ruolo, a meno che il loro nome non fosse conosciuto e rispettato. Di solito si proteggevano pagando tanto un posto sicuro dove stare o una guardia personale che li proteggesse. 

Per la gente semplice, il viaggio non era di certo cosa comune (anzi, era spesso vissuto come un evento). Era comune come concetto, come idea, non come pratica.
E se in certi luoghi vedere il via vai di persone era normale (città, cattedrali, importanti zone commerciali, crocevia, locande rinomate nelle strade più tafficate, ecc..), in molti luoghi l'unico via vai considerato comune era quello fra abitanti dei villaggi vicini.
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« Reply #26 on: Luglio 30, 2010, 16:45:39 »

Ho qui sottomano un testo di Rinaldo Comba (ordinario di Storia a Milano) dove si parla di fabbri immigrati "a peso d'oro" (rispetto agli altri artigiani) stanziali in una città (Francoforte, non Costantinopoli) come esempio di dinamiche migratorie altomedievali.

Altro che "fiere" o infedeli e criminali di cui nessuno ha parlato.

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« Reply #27 on: Luglio 30, 2010, 19:34:04 »

Ho qui sottomano un testo di Rinaldo Comba (ordinario di Storia a Milano) dove si parla di fabbri immigrati "a peso d'oro" (rispetto agli altri artigiani) stanziali in una città (Francoforte, non Costantinopoli) come esempio di dinamiche migratorie altomedievali.

Altro che "fiere" o infedeli e criminali di cui nessuno ha parlato.



Attenzione a non aprire il tuo solito OT solo per gusto di pignoleria tua personale...
Chiediti dove andavano gli artigiani che si spostavano.
Spesso si spostavano verso castelli, verso città oppure seguivano i mercati itineranti. Zone dove il traffico di gente era normale e, quindi, maggiormente digerito. Teniamo presente che: 1) la città non è l'ambintazione qui esaminata, 2) le città non erano di certo lo scenario più diffuso nel medioevo.

Noi stiamo esaminando il caso di un villaggio isolato. E' ovvio che nei luoghi dove c'era maggiore traffico di persone (città, castelli, vie maestre, crocevia, zone mercantili) c'era anche più abitudine verso lo straniero (il che non rendeva, però, la gente meglio disposta verso gli sconoiuti...anzi..magari non c'era paura dello sconosciuto in sè, ma c'era la paura dei balordi e la brama di approfittare dei polli).
Al contrario, nei villaggi delle zone meno frequentate, dove le gornate erano dominate dall'affidabile normalità quotidina, lo straniero non era necessariamente temuto, ma doveva comunque guadagnarsi la fiducia della gente.

E, soprattutto, un conto era il viandante, colui che scombina l'esistenza tranqilla della gente per poco tempo, soprattutto se era portatore di cose buone e utili (cose da comprare, spettacoli interessanti, notizie e storie affascinanti, ecc..) e che quindi era visto come fonte di curiosità o, al limite, come un fastidio temporaneo possibile da digerire.

Un altro conto era lo straniero con l'intenzione di insediarsi nel luogo.....
« Last Edit: Luglio 30, 2010, 19:39:34 by Silence » Logged

 
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« Reply #28 on: Luglio 30, 2010, 19:39:04 »

Quote
Attenzione a non aprire il tuo solito OT solo per gusto di pignoleria tua personale...

Visto che l'hai aperto tu cercando di correggermi, non me ne preoccupo affatto, se anche fossero "soliti" e "miei".

Quote
Noi stiamo esaminando il caso di un villaggio isolato.

Se ti fossi preso la briga di leggere l'OP, avresti notato che si parla di un castello. Comunque anche le migrazioni tra le campagne non erano affatto fuori questione.
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« Reply #29 on: Luglio 30, 2010, 19:42:37 »

Quote
Attenzione a non aprire il tuo solito OT solo per gusto di pignoleria tua personale...

Visto che l'hai aperto tu cercando di correggermi, non me ne preoccupo affatto, se anche fossero "soliti" e "miei".

DI solito io, almeno, nel mio post rispondo anche a ciò che è IT, mantenendo l'OT come argomento parallelo e secondario.
Comunque nessun problema. Eviterà di rispondere a qualunque altra tua polemnica OT. Wink

Quote
Noi stiamo esaminando il caso di un villaggio isolato.

Se ti fossi preso la briga di leggere l'OP, avresti notato che si parla di un castello.

Si parla di un castello isolato in un territorio isolato, proprio per mantenere un certo tipo di atmosfera.
Di certo non si sta parlando del castello super trafficato, con la mega corte di 2000 cavalieri e il loro seguito, che presneta decine di manifestazioni popolari e signorili all'interno di una giornata.

Ho la strana sensaizone che in quel castello ci vivano solo i vampiri e i loro eventuali pochis ervi.
Ma qui ci dirà Simon. ^ ^
« Last Edit: Luglio 30, 2010, 19:44:29 by Silence » Logged

 
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